venerdì 22 marzo 2019

Burocrazia

Dato che il diario di bordo deve servire come monito/guida a tutti gli aspiranti lavoratori nel settore, passiamo cinque minuti a rendersi conto di cosa costa, finanziariamente e legalmente parlando, fare il contadino-barra-allevatore al giorno d'oggi. Tanto per cominciare dovete possedere un lotto di terreno o averlo in affitto o comodato o quello che vi pare ma con un contratto regolare dimostrabile. La grandezza di questo terreno varia a seconda della zona, in zone disagiate meno, in zone normali di più, e al tipo di lavorazione che intendete intraprendere, se allevare api o elefanti, coltivare orrtaggi o frutti di bosco. Insomma, la grandezza del terreno deve essere proporzionalmente adeguata a somministrarvi un minimo di legge di 156 giorni lavorativi all'anno. Calcoli complicati, ve li fanno negli uffici dei coltivatori diretti. E, a proposito di coltivatori diretti, sempre nei loro uffici vi faranno un esamino sulle vostre potenzialità di aspirante contadino. Se non distinguete una foglia di pomodoro da un gambo di sedano meglio che non vi presentate per avviare l'attività di orticoltore. Pensavate che fosse più facile? Mica basta volerlo, bisogna anche dimostrare di saperlo fare. Sempre in questi loschi uffici, sempre che passiate l'esame e abbiate i dati catastali del vostro fazzoletto di sogni, vi sbrigheranno per pochi spiccioli le formalità necessarie per l'avvio della vostra attività :iscrizione alla camera di commercio (intorno ai 400 euro) che provvederà a fornirvi anche una partita iva (altrettanti) e una PEC (30 euro) e invierà tutto il vostro fascicolo all'INPS/INAIL per l'assicurazione obbligatoria. Queste le spese per l'avvio, sappiate che la camera di commercio si sciroppa ogni anno il "diritto annuo" cifra che varia e dunque non posso darvela ma finora siamo andati dalle 117 alle 59, i criteri di conteggio non li sa nemmeno la Corte dei conti; la Pec vi costerà intorno ai 10 euro l'anno per ora non è mai variata ma vedremo; la partita iva non ha canone ma se è movimentata dovrete sbrigare gli obblighi di legge, ovvero, se comprate, niente, se vendete dovete versare l'iva mensilmente. Inps/inail vi salasseranno. Io che sono contribuente minimo pago quasi 800 (ottocento!) euro ogni due mesi. In compenso avrete una pensione minima, se ci arrivate vivi, che ammonta alla stessa cifra che avreste avuto con la pensione di vecchiaia senza lavorare un giorno nella vita, avrete la possibilità di un rimborso in caso di infortunio ma chiederlo vi farà aumentare il premio bimestrale (l'INAIL è una assicurazione in fin dei conti) ma niente malattia, arrangiatevi; maternità sì ma se vi iscrivete ai CD dopo i cinquanta come ho fatto io badate a farvi togliere dal conteggio annuale quei 3,4 euro per quella voce che questi contabili dell'Inps hanno un fantastico senso dell'umorismo. Resta la dichiarazione dei redditi che io, come contribuente minimo non ho l'obbligo di fare ma devo tenere un registro giornaliero con gli incassi (🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣 )Mi dicono che se si supera quota 5000 euro l'anno si deve fare il 730, personalmente non ho questi problemi, la mia è una economia di sussistenza, quel che produco consumo. Ci sono poi gli obblighi specifici per gli allevatori, asl, registri, marche etcicci etcicci ma ne parliamo un'altra volta perché adesso c'ho da allattare gli agnelli

venerdì 1 marzo 2019

Non solo capre

Sottotitolo: I Pennuti. 
Le prime bestiole che si iniziano ad allevare quando si sente la chiamata alla vita bucolica, sono quasi sempre bipedi pennuti. Galline, dapprima, poi si andrà alla scoperta di ogni possibile variante il cortile possa offrire senza dover alzare recinti di filo spinato stile Jurassik Park. Lo ammetto, per un po' mi aveva solleticato il pensiero di procurarmi una coppia di struzzi ma ho rinunciato dopo l'incidente occorso qualche tempo fa a mio nipote. All'epoca il censimento del mio pollaio contava qualche gallina, un paio di galletti, una decina di anatre pechino, due oche, due faraone e una coppia di tacchini. Tutti, senza alcun problema di integrazione, vivevano insieme nella stessa baraccopoli (tipica degli allevamenti ruspanti alle prime armi) dalla quale uscivano al mattino e nella quale le facevo rientrare al tramonto. Quando si dice che un allevatore non può concedersi nessuna vacanza, seppur breve, non si esagera affatto, è la cruda realtà, gli animali vanno tenuti d'occhio costantemente, non li si può trascurare. Fatto stà che, invece, mi son presa una giornata libera per visitare una fiera e sono tornata a casa con il buio; con me il suddetto nipote e la fidanzata (adesso moglie) che essendo un abitué si offre di aiutarmi a rintracciare e rinchiudere i piumedotati che oramai, visto l'attardarsi dell'albergatore si eran risolti a trovare un'altra sistemazione per la notte. Purtroppo in queste campagne i predatori sono più numerosi degli animali da cortile e lasciarli dormire fuori significa organizzare un rave con buffet alla carta. Armati di torce scoviamo il pollame capo a capo e lo stocchiamo al chiuso. Mancano i tacchini all'appello e per un po' paion volatilizzati poi Yuri li scova e si comprende il motivo per cui nonostante la stazza notevole, non riuscivamo a individuarli, li cercavamo nel posto sbagliato. Il tacchino non vola. Il Peso e le ali corte lo rendono inadatto però svolazza per qualche metro dopo una rincorsa che nemmeno un boing 747. Diciamo che il tacchino non vola volentieri vista la fatica che deve fare per decollare. I miei, quella sera, si erano placidamente addormentati su una rete posta a oltre due metri di altezza, come abbian fatto a salirci lo sanno solo loro visto che intorno non c'è spazio sufficiente per il rollaggio necessario. Ma tant'è. Yuri, che è più alto di me di un buon mezzo metro, si allunga con l'infantile idea di prenderli in braccio senza svegliarli e depositarli placidamente nei loro lettini. Il tacchino, svegliato di soprassalto inizia a gridare, scalciare e sbattere le ali, che dimostrano un'apertura superiore a quella di un boing 747 (corte? e quando mai!) e unghioli di circa 10 cm. Yuri urla e nella concitazione del momento perde la torcia così che tutta la lotta si svolge nel buio e per qualche lungo, spaventato minuto ne io nè Sara riusciamo a capire chi ha la meglio. Poi torna la calma, i tacchini sono al chiuso -non si sa se sbattuti dentro o rifugiati spontaneamente- e Yuri sudato e trionfante sorride mentre, senza rendersene conto, sanguina copiosamente su tutta una guancia. Orecchio diviso in due praticamente. Secondo me e Sara taglio da punti, secondo Yuri no. Ok la ciccia è tua. A notte, nel mio letto, ripenso alla serata e alla mia idea balzana degli struzzi e immagino la scena di stasera con Yuri aggredito da uno struzzo. Bip bip e Vil coyote non han mai fatto una scena più raccapricciante. E poi chissà quanto sono lunghi gli unghioli dello struzzo

mercoledì 20 febbraio 2019

Il blue(s) della capra


No, tranquilli, non cantano, né tantomeno suonano il sax. Blue come depressione, per la precisione depressione post partum. Iniziamo dal principio -partire dalla fine è un po' ostico- da un giorno di qualche anno fa in cui la vecchia dopo aver partorito tre pargoli, come al suo solito ne scelse due e cacciò la terza, anche le capre hanno le loro regole fisse alle quali non trasgrediscono. Dunque Mimma (eh lo so, c'ho poca fantasia coi nomi) è stata allevata col biberon ed è, per l'appunto, la capra della foto. E' cresciuta, come tutti i capretti che non hanno avuto una mamma pelosa (o almeno non pelosa come una capra) docile e affezionata; risponde al suo nome, è sempre la prima ad arrivare, fa la bulla con le altre capre sentendosi, in quanto mia pupilla, un gradino al di sopra di tutte. Insomma, un amore. Ormai adulta anche lei è diventata madre e seguendo le orme della sua è andata aumentando il numero dei piccoli sfornati ogni anno via via che cresceva e il suo corpo aumentando di volume, aumentava la capacità di contenimento. Mai dato problemi di nessun genere; brava mammina orgogliosa dei suoi piccoli me li mostrava con orgoglio e fidandosi di me come madre me li lasciava toccare senza alcun problema. Ieri ha partorito arrivando per la prima volta a quota 3. Li ha scodellati al pascolo e la sera, come normale in questi casi, ho dovuto prendermeli in collo belli sudici e sanguinolenti per portarli in stalla. Mimma mi seguiva, un po' nervosa. Arrivati a dieci metri dalla stalla, approfittando di una pausa in cui erano a terra (oh, pesano tre capretti) si è infilata fra me e loro e ha cominciato a emettere dei brevi grugniti per niente tranquillizzanti. Ho afferrato al volo che la situazione era cambiata radicalmente e tutta la presunta docilità della bestiola se n'era andata a ramengo, nel momento in cui si è fiondata sulla povera Diana, un cane anziano che ha la cuccia vicino alla stalla, cercando di ucciderla a cornate. Per sua fortuna (di Diana) le corna di Mimma non le permettono di entrare nella cuccia dove lei si è rifugiata. Sbuffando dalle narici si è guardata un po' intorno e ha individuato un'altra vittima, Holly uno dei miei cagnetti che mi seguono al piede. Pochi secondi da scena horror col cane che vola qua e là a forza di sballottamenti stile badilate. Strillo e, ovviamente mi intrometto fra la vittima e la psicopatica. Ecco da quel momento i miei ricordi si fanno parecchio confusi ma non ci vuole CSI per ricostruire le cornate prese, basta seguire le contusioni che ho addosso oggi. Quando sentite raccontare dei prodigiosi effetti dell'adrenalina sappiate che è tutto vero: tra la rabbia e la paura mi rialzo (ebbene sì, m'ha sbattuto in terra e pesticciato come un persiano) l'afferro per le corna e la trascino per qualche metro. Ecco, forse ora non tutti sanno che gli ovini non hanno praticamente denti, hanno solo gli incisivi inferiori otto in tutto e sopra solo gengiva, perché madre natura sia così bastarda non è dato sapere ma visto quello che è successo dopo magari quando ha fornito la masticazione alle capre pensava ai poveri pastori perché la bastarda, visto che non riusciva a divincolarsi né a resistere a me che la trascinavo dopata di adrenalina, ha voltato la testa quel tanto che bastava a addentarmi il braccio e cercare di passare dallo status di erbivoro a quello di carnivoro. Una volta mollata ha ripreso a cercare di asfaltarmi ma stavolta m'ha trovata armata di pertica di due metri. Ho dovuto mettere dentro i piccoli con l'aiuto della pertica prima che si decidesse a lasciarmi vivere e seguirli. Passo una notte a ruzzolarmi nel letto, un po' per le botte dolenti un po' al pensiero di dover aprire stalla l'indomani. Stamattina mi faccio coraggio e entro armata e preparata; noto la disposizione delle bestie a cerchio (molto largo) intorno a lei e si danno alla fuga verso il pascolo senza nemmeno che le chiami, mollando -chi ce l'ha- la prole in stalla senza rimorso alcuno. Immagino la nottata di terrore che psicho gli ha fatto passare. Visto che non da segno di voler ricominciare inizio a fare le mie cose, allatto chi di dovere, impaglio, rifornisco di cibo per il rientro della sera. La pazza mi si avvicina e mordicchia i pantaloni, gesto d'affetto che fa da sempre. Sono seduta ad allattare, quindi ad altezza muso, inizia a leccarmi la faccia; surreale ma mi sta coccolando, mi porge le sue scuse. E' ancora abbastanza isterica se provo a allungare le mani verso i suoi piccoli ma non cerca più di uccidermi, si limita a allontanarli e grugnire qualche avvertimento. Ok, ricevuto, tranquilla, non t'infartare e sopratutto non far infartare me, che c'ho un'età. Ha le tette che esplodono ed è evidente dall'atteggiamento dei piccoli che non ha allattato. Con santa pazienza (e diverse carote e granturco) riesco a mungerla un po' e poi a fare poppare i piccini. Non so se il suo capitolare sia dovuto a un ravvedimento o alla necessità di non morire di mastite ma in realtà va bene così, preferisco non saperlo, do la colpa della sua pazzia allo sbalzo ormonale di un parto così numeroso, capita anche alle donne il blue.

giovedì 14 febbraio 2019

Il Professore

Giornata intensa oggi, nella vecchia fattoria. Giornata di pianti, lacrime e sangue (oh, devo creà la suspance...) Pianti della "vecchia", la capra più vecchia (eh, capitan ovvio) del branco; una bella bestia, grande e docile, dai trascorsi di parti plurigemellari. E' arrivata a farne addirittura quattro un anno fa. In genere autosufficiente, non ha mai presentato problemi e ce ne scodella tre tutti gli anni, poi, dato che ha due soli capezzoli, ne sceglie uno -con che criterio lo sa solo lei e il dio delle capre- lo prende gentilmente per la coda e lo sbatte delicatamente fuori dalle zampe. La natura è bizzarra. Poco male, ho cassetti pieni di tettarelle da agnello. Ieri sera le si rompono le acque. Chiudo la stalla e preparo la scorta di latte e ciuccio. Stamani brutta sorpresa: niente nati e la vecchia a terra, sofferente. Provo un po' di rimedi caserecci, falla bere, falla spostare (pesa due volte me...) prova con qualche bocconcino poi con il granturco che per le capre è come una dose di cocaina ma niente, sputa ogni cosa trema, digrigna i denti. Telefono al mio super esperto, Roberto, più familiarmente noto come Professore. "Ce l'avrà per traverso, stasera vengo, intanto guarda se riesci a fare qualcosa te, dovresti vedere le zampe, chiappi e tiri" Eh, come no! La bestia soffre, trema, digrigna i denti, devo fare qualcosa. Dunque guanti chirurgici e denti stretti (i miei, ma anche la capra ci mette del suo) mi accingo a capire dove stà quella che mia suocera chiama "la natura". Non fa nemmeno troppo schifo. Ci infilo due dita guantate e ravano un po'. Niente. Un interno di materasso, un po' umido, soffice, niente zampe o musi, nulla. Magari mi son sbagliata, magari non stà partorendo, stà male e basta. La giornata passa lentamente, tra prove e lacrime, della capra e mie, è brutta la frustrazione, quella consapevolezza di non sapere nemmeno alla lontana quello che stai facendo. Poi, se dio vuole arriva il Prof. "Olio" Ecco l'olio. "Vieni bella" detto in sardo ma la capra ha inteso (e io pure) Arrotolamento di maniche, braccio infilato fino al gomito (esagerata, so un cavolo, io tenevo la testa alla bestia mica glielo vedevo il culo ma di sicuro era più di due dita) ravanamento piuttosto faticoso "E' di traverso, ora provo a girarlo" Ravanamento con muggiti. Sì, la capra muggiva, mettetevi nei suoi panni poi mi dite se non avreste muggito anche voi. E d'un tratto il capretto è a terra e la capra smette di tremare, non digrigna più i denti volta la testa e guarda prima l'agnello poi Roby. C'è un momento in cui mi accorgo di non stare respirando e la capra pure. Manda un belato secco che giurerei fosse un "oh, cazzo" Roberto ci guarda entrambe come se pensasse " Bhe? Che vi aspettavate?" poi massaggia il capretto e lo mette alla mamma che inizia a leccarlo con un impegno che secondo me maschera l'imbarazzo. Lecca un po' il piccolo un po' Roberto, la gratitudine le si legge in faccia, non è la mia immaginazione. Ora le lacrime sono solo mie. Lo so, sono uno zinzino emotiva ma è la prima volta che assisto a una scena così. Guardo il Professore e mi sembra cresciuto di tre metri: quanta esperienza, quanta sicurezza, che bravura. Queste sì che sono conoscenze, questa roba non la insegnano a scuola. Mi sento una cacca insignificante. "Riposo un po' la schiena poi sento se ce ne sono altri" Si infrange la bolla di stupore e ammirazione e mi preparo per il secondo round. Stavolta dura meno, si sente lo scroscio di un sacco amniotico che si rompe ma o non ce ne son più o ancora ci vuole tempo. La vecchia è tranquilla vedremo domattina. Camminando verso casa dietro al sapere che sta andando a lavarsi le mani mi sento ancora una cacca insignificante e rimugino su quanta boria posseggano certe persone con un titolo di studio (me compresa) che facilmente sottovalutano (non io) e magari disprezzano (assolutamente non io) chi lavora nel primario e mi rimbalzano in testa certi commenti idioti in FB sotto i post della protesta dei pastori sardi. Comunque. Grazie Roberto, sei grande.


lunedì 4 febbraio 2019

Facciamo il sapone

In azienda (azienda... che parolone!) produco anche olio. Ci sono rimanenze e scarti, fondi torbidi, olio vecchio. Così ho imparato a saponificare. Io uso il mio olio ovviamente che scarto o no è pur sempre evo, voi comprate quello che preferite, il sapone si fa con ogni tipo di grasso. Occorrono solo tre ingredienti: soda caustica, grasso e acqua. Ci sono tabelle complicatissime per poter dosare tutto dato che ogni tipo di grasso esige una sua dose di soda, io uso questo calcolatore on line ottimo e veloce http://sapone.ilbello.com/convertitore.php, l'uso è facilissimo perciò evito di spiegarvelo. servono ovviamente bilancia, mestolo e pentola, brocca per l'acqua e qualcosa per frullare; si può fare con la frusta a mano ma col frullatore a immersione è più facile e più veloce.
Certi siti consigliano mascherina e guanti, io non li uso, basta stare un po' attenti, voi siete maggiorenni, fate come vi pare.
Dunque, pesare gli ingredienti, l'acqua nella brocca, l'olio nella pentola, la soda in un contenitore usa e getta, tipo bicchiere di plastica. I soliti sapientini consigliano di usare un termometro, io lo trovo superfluo.                                                                          
  * Mettete l'acqua nella brocca (ci vuole una brocca in vetro resistente al calore) e mettetela nell'acquaio così se fate danno almeno non vi ustionate.

  *Versate la soda nell'acqua, mai il contrario o farete un geyser pericoloso. Girate ben bene col mestolo, si deve sciogliere.  L'acqua diventerà bollente, lasciatela lì a freddare, potete sentire quando sarà tiepida attraverso la brocca. Non passate alla fase 3 fintanto che non potrete tenerci tranquillamente la mano appoggiata (dall'esterno della brocca ovviamente). 

    * Scaldate l'olio intorno ai 40 gradi, vi basta infilarci un ditino, voi siete a circa 37, dovete sentirlo calduccino ma non caldo, tipo la vostra ascella con la febbre, o anche uno zinzino di più, comunque non succede niente se cannate di brutto, se troppo caldo nastrifica in fretta e vi fa un po' bestemmiare per versarlo nelle forme, se troppo freddo ci vuole un po' di più ma nastrifica lo stesso. 

  *Quando è tutto bello tiepido mescolate. Ora si tratta di frullare fino a raggiungere il "nastro" Il nastro è la consistenza da pastella soda che deve avere per versarlo nelle forme, si chiama così perche lasciandolo colare dal mestolo il "nastro" non affonda ma resta visibile.



Quì avete il vostro sapone  (ovviamente da versare nelle forme per 24 ore e poi, dopo sformato dovrete stagionarlo per almeno uno due mesi per poterlo usare) e a questo punto, al nastro, vi ci potete sbizzarrire con coloranti,  essenze profumate, additivi vari, tipo erbe o chicchi di caffe, o fagioli per un peeling delicato o tutto quello che vi frulla per il chiorbino.

Questo è il metodo a freddo, poi c'è quello a caldo che è simile ma dal nasto dovete metterlo a cuocere per un paio d'ore, secondo me un disastro, ma magari per altri è migliore. La differenza sul prodotto finito è notevole in termini di colpo d'occhio, il sapone a freddo è liscio e compatto e prende qualunque forma gli abbiate voluto dare, quello a caldo è un grumo informe pieno di grumi che anche messo nelle forme resta brutto da vedere, l'unico vantaggio è che non ha bisogno di stagionare perché non è il tempo ma la cottura che ne dissolve la soda caustica. 
Io uso un terzo modo ovvero il semicotto che consiste nel far cuocere il sapone già nella forma per circa un'ora a 80 gradi, questo porta il tempo di stagionatura a due sole settimane e assicura la buona riuscita. Dal nastro infatti deve partire una reazione chimica che si chiama gelificazione; è questa che trasforma la massa in sapone e se non avviene butterete via tutto il giorno dopo perché il sapone non si sarà formato, non indurirà mai e resterà una miscela di grasso in sospensione nella poltiglia di acqua e soda e poco sapone puzzolente. Se usate il mio metodo potrete vedere attraverso il vetro del forno in che consiste la gelificazione: la massa di "pastella" diventa via via più trasparente fino a diventare una gelatina. Se volete usare il metodo a freddo dovrete cercare di tenerlo, per le prime 24 ore, il più possibile caldo, mettetelo nel forno tiepido avvolto in coperte e fogli di alluminio. Col semicotto il tempo di cottura dipende dalla grandezza dei contenitori, più piccolo il contenitore minore il tempo ma lo potete controllare facilmente, quando è diventato gelatinoso lasciatelo ancora 40 minuti. Io uso dei contenitori in legno che mi son fatta da sola, questi


e questo il risultato 
Sono barre con additivi e profumo diversi. Gli attrezzi non riusateli per cucinare, il forno invece va bene così, la soda contenuta ve lo pulirà un po' e il calore del forno la spengerà, passateci un po' di carta e fatelo andare a vuoto per dieci minuti

Prossimamente vi mostrerò come fare delle roselline con gli scarti.
                                                                     l              Le rosselline sono fatte con avanzi di saponette riciclati. Sciogliete il materiale nell'acqua fino a che diventa liquido, fatelo prima a scaglie o pessettini, più minuto è meglio si scioglierà, io lo passo nel frullatore, quello per i frappè a caraffa che me lo polverizza. Preparate della carta forno su un supporto che vi permetta di non bruciare il tavolo e versateci il composto a cuchiaiate. Lasciate solidificare ma non freddare del tutto altrimenti ridiventa duro e non potete più farne niente. Il resto ve lo mostro anziché scriverlo che si fa prima:






Una volta formata una rosa poggiatela su un supporto adatto ad indurire, i bicchierini da caffè sono ottimi. Et voilà, ecco il vostro bouquet, in un cestino con spugnette come supporto sono un regalo carino e in bagno stanno benissimo. 

mercoledì 30 gennaio 2019

Facciamo il formaggio

Se vi siete dati alla pastorizia, prima o poi dovrete decidervi a imparare a fare il formaggio. Di per sé non è una cosa per la quale ci vuole una laurea ma di certo le prime volte non sarà un successo. Partiamo dalle basi. Che il formaggio si fa dal latte non ve lo dico nemmeno. E nemmeno che i formaggi non sono tutti uguali. Io ho latte di capra, perciò vi spiego la caciottina e la ricotta che son quelli che faccio io, per gli altri vedrò di trovarvi qualche ricetta a giro. Il latte di centrale è pastorizzato, ovvero privato di tutti i microorganismi, sia patogeni che salubri. Purtroppo, affinché il latte cagli, occorrono dei microorganismi, i fermenti lattici. Potete usare litri e litri di caglio ma se il vostro latte non possiede microorganismi rimarrà liquido. Se non siete allevatori o comprate il latte da un allevatore -da me per esempio- o comprate i fermenti lattici. L'ideale è il lactobacillus casei, ma ce ne sono di infiniti ceppi e ogni ceppo produce un risultato diverso e un diverso sapore e consistenza. Sono venduti online e più avanti potrete sbizzarrirvi a sperimentare, per ora prendete in farmacia i fermenti da yoghurt, che vanno bene per cominciare a pasticciare. Occorre anche il caglio, anche quello in farmacia- La resa è minima, specie col latte di centrale perciò io vi suggerisco di non sporcare la pentola per meno di cinque litri più un altro mezzo per la ricotta. Scalducciate il vostro latte a non più di 40 gradi, non importa che compriate il termometro basta che ci infiliate un ditino, deve essere calduccio come la vostra fronte quando avete la febbre, calcolate che voi siete a 36,5 e regolatevi; Non usate latte bollito, caglierà ma le particelle di formaggio non si aggregheranno fra loro e avrete solo fiocchi di formaggio. Aggiungete un paio di cucchiaini di fermenti e un cucchiaino di zucchero, una frullatina e lasciate riposare al caldo, o lo coprite con una coperta o, se avete l'induzione lo lasciate acceso al minimo.Ci vogliono almeno un paio d'ore perché i fermenti si moltiplichino il giusto, non dovete fare lo yoghurt. Aggiungete un cucchiaino di caglio. Lo so che le istruzioni dicono un cucchiaino per 10 litri ma questo vale solo per quantità superiori ai 10 litri, al di sotto non caglia niente. Lasciatelo riposare, sempre al calduccio e coperto fintanto che non è diventato una massa solida. A questo punto infilateci un braccio, pulito se volete (che mi frega mica lo devo mangiare io) e sbatacchiatelo fino a sbriciolare il tutto. Lasciatelo riposare ancora fino a quando non si posa tutto sul fondo. A questo punto dovreste infilare entrambi i bracci nella pentola e premere con delicatezza verso il basso come per reincollare -anzi proprio per reincollare- tutta la massa in un pezzo unico. Fate piano, lentamente che i fiocchi di formaggio svolazzano come i fiocchi di neve, cercate di farne una palla che alla fine estrarrete intera e pressata a sufficienza.In alternativa colate il tutto con un colino fine e pressate la massa dopo ma non è pratico. In entrambi i casi badate a non buttare via il siero cioè la parte liquida. Salate la vostra palletta di formaggio ben bene in superficie, una bella copertura abbondante. Se avete una forma (io i primi tempi usavo il cestello delle posate della lavastoviglie) mettetela lì altrimenti incartatela nella carta forno punzecchiata con uno spillo e adagiatela in una terrina che lo contenga appena. Il giorno dopo va rivoltato al contrario, se lo avete nella terrina potete eliminatee la carta e gettate il siero colato. Adesso è pronto per mangiarlo fresco, ma saprà di poco o per metterlo a stagionare un pochino in luogo fresco, non freddo, in frigo non va bene. Passate con un colino il siero e mettetelo sul fuoco basso girando con un mestolo di legno ogni tanto.  La ricotta si forma da sola e sale in superficie con l'aumentare del calore ma il siero deve scaldarsi piano o non viene nulla. Dato che il latte vaccino produrrebbe pochissima ricotta, un cucchiaio o due, si usa il latte intero per aumentarne la quantità. Il prodotto ottenuto non sarebbe proprio ricotta ma ci somiglia molto ed è molto più cremosa e saporita. Per la ricotta il latte dovete prima farlo bollire per rompere le proteine. Il latte viene aggiunto al siero dopo che questo ha raggiunto il punto di vapore: si deve vedere il vapore salire e formarsi sulla superficie delle specie di nuvolette di formaggio. Aggiungetelo a filo, meglio se bollente,girando col mestolo lentamente per non farlo attaccare sul fondo, con dolcezza o si mescolerà al siero anziché raggrumarsi. Non mettetelo prima del punto di vapore perché butereste via tutto, meglio un pelo più tardi, quando cioè vedete affiorare i grumi di ricotta, che troppo presto. Il tutto non deve bollire mai. Se avete il tocco d'oro -la prima volta ci vuole culo- vedrete la vostra ricotta diventare sempre più spessa e corposa, a questo punto non girate più o l'affondate. Aspettate che si spacchi in un punto qualsiasi e vi avvisi così che stà per bollire allora spengete il fuoco. Adesso non vi resta che raccoglierla con una schiumarola e metterla a scolare nel contenitore che avete.


Sfruttamento della manovalanza infantile 

Incubare

La parola incubare deriva -dice wiki- dal latino incubo (il perché andatevelo a leggere) ed in effetti un po' terrorizzante lo è. Se però vi sentite cuori impavidi o magari c'avete solo da fare una ricerca scolastica, ecco a voi l'articolo su questo argomento, scritto e vissuto in prima persona da chiscrive. Ovviamente si parla di uova. In natura ogni pennuto femmina sgancia le sue uova a una media di uno al giorno  (esclusi i periodi di ferma che variano da specie a specie, più sotto segue tabella) fregandose completamente della fine che fanno, infatti se invece di raccoglierle e papparvele gliele lasciate a disposizione dopo un po' le trovate rotte, rubate dai vari predators, mangiate dalle stesse galline o marce. Meglio toglierle. A un dato momento, alla volatile in questione, scatta il timer della riproduzione e comincia a interessarsi a ciò che le esce dalle terga. Ve ne accorgerete senz'altro. La gallina diventa aggressiva e non vi consente di toccarle, in più comincia a fare un versetto caratteristico -lo chiamano chiocciare- che è una via di mezzo tra un gorgheggio e un ringhio; l'oca vi rincorre soffiando e comincia a accumulare e nascondere le uova, infatti non le troverete più fino a circa un mese e mezzo dopo quando inizieranno a camminare sulle proprie zampe; le papere cominceranno a deporre vicino all'acqua e in un unico mucchio laddove fino al giorno prima le perdevano per strada camminando; la tacchina sparirà insieme a tutta la cova per ritornare anche lei dopo le dimissioni. Anche se la mammina non ha nessuna intenzione di mettersi a covare, se nel pollaio cè anche il maschio della stessa specie (funzionante, ma anche qui ve ne accorgerete) le uova sono comunque fertlizzate e invece di mangiarvele potrete incubarle. Si può anche controllare aprendone qualcuna ma ovviamente poi ve le mangiate; tute presentano una macchiolina ma quelle fertili hanno un cerchietto intorno al puntino
Vi ci vorrà un'incubatrice, le vendono. La mia prima è stata una Mini Brinsea da 9 uova, acquistata in internet, piuttosto buona, anche se piccola.  Leggo in giro che c'è chi fa con altri mezzi ma secondo me son tutte bubbole, coperte elettriche e fornetti non vi daranno altro che uova marce. Accendete la vostra incubatrice e lasciatela riscaldare fino alla giusta temperatura. In genere le macchine sono tarate sui 37,5 e non serve aggiustare niente. Riempite la vaschetta dell'acqua e dopo un paio d'ore infilateci le vostre uova. Dovrete girarle almeno un paio di volte al giorno, c'è chi lo fa più spesso ma per me due volte basta e avanza, perciò vi diranno di segnarle in mododa riconoscere il lato giusto. Girarle serve a non fare aderire l'embrione al guscio dove si seccherebbe e morirebbe, non serve strapazzarle a morte basta muoverle un po' per dondolare il ragnetto all'iterno per scongiurare questa evenienza. Dalla terza settimana, meglio smuoverle tre volte al giorno, l'uovo è più pieno e il piccolo non galleggia più molto. A tre giorni dalla schiusa si smette di girare, si riempi la vaschetta fino all'orlo e ci si dimentica dell'incubatrice fino al giorno dopo la schiusa. Questo per evitare l'ansia della sala d'attesa che vi farebbe fare sicuramente qualcuna di queste fesserie: aprire e chiudere per sbirciare, provare a sgusciare dove c'è il buchino, tirare fuori i pulcini pensando che da sè non ce la faranno, tirare fuori via via i nati per non disturbare gli altri. Fatevene una ragione da subito: non tutti nasceranno, non potrete farci niente. La cosa migliore è lasciare stare, tirar fuori i pulcini a 24 ore dalla fine della schiusa (tanto prima non mangiano e non bevono) e buttare senza controllare tutto quello che è rimasto. Se un piccolo stenta a nascere, aiutandolo lo vedreste solo morire dopo qualche giorno. A quattro giorni d'incubazione si comincia con la speratura. Ci vuole una torcia (piccola) e il buio nella stanza. Guardate una per una le vostre uova (tenendo chiusa l'incubatrice, prendetene una in mano e lasciate le altre al caldo) Al quarto giorno nell'uovo (di gallina, per tacchini e anatre all'ottavo)  si vede una specie di ragnatela con al centro il ragnetto. Se non c'è buttate via l'uovo, non nascerà nulla, marcirà, scoppierà e ucciderà per infezione tutti i piccoli in crescita.

Sperate al 10 e prima della schiusa, se le uova non son buone non abbiate pietà, anche se alla prima speratura c'era il suo bravo germe, non vuol dire che arrivi fino alla schiusa, comunque ve ne accorgerete di sicuro. Qua una tabella utile
Rabboccate l'acqua ogni volta che serve con acqua tiepida per non fare calare la temperatura. Una volta usciti i piccoli devono stare al caldo, ci sono lampade apposta ma in questo caso va bene anche il fai da te, io li tengo in una cesta coperti con un vecchio golf con due borse d'acqua calda, tanto i primi giorni mangiano un paio di volte al giorno. Poi, via via che crescono vi faranno capire loro quando il calore non servirà più, cercando di darsi alla fuga in tutti i modi possibili. Postate domande e dubbi, sarete accontentati nei limiti delle mie conoscenze. 

Chi è nonna papera? Ovviamente io

Cominciamo con una presentazione generica. In realtà è un adattamento di una mia presentazione in un altro gruppo, ma visto che sono io e che l'ho scritto io... Sono del '61, a breve compirò 57 anni. Sono figlia, moglie, madre, nonna. Macchinista in pelletteria da una vita, nel 2010 la dita che mi presta lavoro chiude e non mi venite a raccontare che a cinquant'anni c'è pieno il mondo di gente che ti offre lavoro; decido quindi di seguire le orme dei miei suoceri, allevatori, approfittando del fatto che abito in campagna e posso utilizzare la loro vecchia e cadente stalla; mi iscrivo ai coltivatori diretti e tiro su un gruppetto sparuto ma affezionato di caprette simpaticissime anche se un po' distruttive ma si sa son capre, lo dice sempre Sgarbi. Ad oggi vanto una minuta produzione di formaggio e ricotta con zero acquirenti visto che ancora non ho un locale apposito per la produzione come prescrive la legge e i miei prodotti caseari li creo nella cucina di casa dove, evidentemente, secondo la ASL, galoppano ratti cavalcati dalla salmonella. Ma tant'è, intanto mangio prodotti genuini, col tempo si vedrà. Fortunatamente produco anche un pregiato olio extravergine d'oliva e col ricavato di quello il fieno è assicurato, non altrettanto i contributi che mi disturbano parecchio. Nel 2012, dopo 5 anni di massacranti scuole serali -le chiamano la scuola di paperino, in modo denigratorio ma è una stupidaggine si studia e molto di più della scuola del mattino visto che abbiamo le stesse ore ma non ci sono le materie secondarie come religione, ginnastica, artistica e gli esami statali si danno (con tanta vergogna)insieme a tutti i ragazzi (belli e giovani) della scuola regolare- mi diplomo con 98/100 seconda su centinaia di diplomandi, sono Perito giuridico economico, commercialista e ragioniera (oh, non millanto, sul diploma c'è scritto così) mai iscritta all'albo per problemi logistici. Nel frattempo tiro su figli e nipoti. Cucino da dio. Non vado pazza per i lavori domestici. So fare tutti i lavori opzionali: cucito, maglia, macramè, sartoria (corso valido) etcicci etcicci conserve, marmellate, trik e trak insomma la casalinga d'oro. Nel frattempo mi do a tutti gli hobby possibili e immaginabili in campo artistico e del fai da te: dai lavori cosiddetti femminili, uncinetto, ferri, macramè, tintura tessuti, a quelli più bisex, scultura, pittura oggettistica, lavorazione del legno, sapone artigianale, quiet book, fiori secchi,reborning, decoupage eeee basta perché la lista è infinita, con i più svariati materiali gesso, resina, paste polimeriche, prodotti per prostetica, legno, pietre,stoffa, mattonelle, grassi, acidi eeee su su. organizzo anche qualche corso sui più svariati argomenti ma vanno pressocché deserti non appena i miei iscritti si rendon conto che i corsi sono a pagamento e non gratuiti (?); l'incasso più sostanzioso è di 20 euri tondi tondi.Saltuariamente partecipo a mercatini vari, più che altro per liberarmi di un po' di merce che non ho dove stoccare, principalmente a Vinci e a Fiesole perchè adoro i clienti inglesi mentre gli italiani spesso non sono acquirenti affatto. Nel contempo mi do anima e corpo, è proprio il caso di dirlo, alla ristrutturazione -ma ricostruzione è più calzante- delle mie due stanzette imparando così tutti i lavori considerati come tipicamente maschili: muratore, elettricista, falegname, trombaio, imbianchino etcc... mi son piastrellata una terrazza 10*5 con mattonelline 0,0010*0,005 tirato su muri, messo finestre, fatto impianti insomma facevo prima a farla dal niente, almeno non avevo nulla da abbattere. Bambini e animali mi adorano, sembro il pifferaio magico, non altrettanto gli adulti che pare abbiano discreti problemi a digerirmi, il perché non so (cit) Mi intendo un po' di tante cose, un po' perché amo leggere e leggo di tutto (principalmente libri, non solo post) un po' per esperienza sul campo, è un effetto collaterale dell'età, quando hai visto dieci scarlattine ne riconosci una al volo e così un po' su tutto. Altro di me non vi saprei narrare (cit bhoemiana di nuovo, a proposito l'ho detto che amo la musica? tutti i generi perfino il melodramma, adoro il karaoke!) Se devo darmi una definizione voglio usare l'affettuoso soprannome che usa la mia dolce mammotta (alla quale sto sul groppo tal quale a tutti gli altri) che mi chiama ironicamente "tuttologa", voglio farmi stampare dei bigliettini con questo titolo. Per ora è tutto