La parola incubare deriva -dice wiki- dal latino incubo (il perché andatevelo a leggere) ed in effetti un po' terrorizzante lo è. Se però vi sentite cuori impavidi o magari c'avete solo da fare una ricerca scolastica, ecco a voi l'articolo su questo argomento, scritto e vissuto in prima persona da chiscrive. Ovviamente si parla di uova. In natura ogni pennuto femmina sgancia le sue uova a una media di uno al giorno (esclusi i periodi di ferma che variano da specie a specie, più sotto segue tabella) fregandose completamente della fine che fanno, infatti se invece di raccoglierle e papparvele gliele lasciate a disposizione dopo un po' le trovate rotte, rubate dai vari predators, mangiate dalle stesse galline o marce. Meglio toglierle. A un dato momento, alla volatile in questione, scatta il timer della riproduzione e comincia a interessarsi a ciò che le esce dalle terga. Ve ne accorgerete senz'altro. La gallina diventa aggressiva e non vi consente di toccarle, in più comincia a fare un versetto caratteristico -lo chiamano chiocciare- che è una via di mezzo tra un gorgheggio e un ringhio; l'oca vi rincorre soffiando e comincia a accumulare e nascondere le uova, infatti non le troverete più fino a circa un mese e mezzo dopo quando inizieranno a camminare sulle proprie zampe; le papere cominceranno a deporre vicino all'acqua e in un unico mucchio laddove fino al giorno prima le perdevano per strada camminando; la tacchina sparirà insieme a tutta la cova per ritornare anche lei dopo le dimissioni. Anche se la mammina non ha nessuna intenzione di mettersi a covare, se nel pollaio cè anche il maschio della stessa specie (funzionante, ma anche qui ve ne accorgerete) le uova sono comunque fertlizzate e invece di mangiarvele potrete incubarle. Si può anche controllare aprendone qualcuna ma ovviamente poi ve le mangiate; tute presentano una macchiolina ma quelle fertili hanno un cerchietto intorno al puntino
Vi ci vorrà un'incubatrice, le vendono. La mia prima è stata una Mini Brinsea da 9 uova, acquistata in internet, piuttosto buona, anche se piccola. Leggo in giro che c'è chi fa con altri mezzi ma secondo me son tutte bubbole, coperte elettriche e fornetti non vi daranno altro che uova marce. Accendete la vostra incubatrice e lasciatela riscaldare fino alla giusta temperatura. In genere le macchine sono tarate sui 37,5 e non serve aggiustare niente. Riempite la vaschetta dell'acqua e dopo un paio d'ore infilateci le vostre uova. Dovrete girarle almeno un paio di volte al giorno, c'è chi lo fa più spesso ma per me due volte basta e avanza, perciò vi diranno di segnarle in mododa riconoscere il lato giusto. Girarle serve a non fare aderire l'embrione al guscio dove si seccherebbe e morirebbe, non serve strapazzarle a morte basta muoverle un po' per dondolare il ragnetto all'iterno per scongiurare questa evenienza. Dalla terza settimana, meglio smuoverle tre volte al giorno, l'uovo è più pieno e il piccolo non galleggia più molto. A tre giorni dalla schiusa si smette di girare, si riempi la vaschetta fino all'orlo e ci si dimentica dell'incubatrice fino al giorno dopo la schiusa. Questo per evitare l'ansia della sala d'attesa che vi farebbe fare sicuramente qualcuna di queste fesserie: aprire e chiudere per sbirciare, provare a sgusciare dove c'è il buchino, tirare fuori i pulcini pensando che da sè non ce la faranno, tirare fuori via via i nati per non disturbare gli altri. Fatevene una ragione da subito: non tutti nasceranno, non potrete farci niente. La cosa migliore è lasciare stare, tirar fuori i pulcini a 24 ore dalla fine della schiusa (tanto prima non mangiano e non bevono) e buttare senza controllare tutto quello che è rimasto. Se un piccolo stenta a nascere, aiutandolo lo vedreste solo morire dopo qualche giorno. A quattro giorni d'incubazione si comincia con la speratura. Ci vuole una torcia (piccola) e il buio nella stanza. Guardate una per una le vostre uova (tenendo chiusa l'incubatrice, prendetene una in mano e lasciate le altre al caldo) Al quarto giorno nell'uovo (di gallina, per tacchini e anatre all'ottavo) si vede una specie di ragnatela con al centro il ragnetto. Se non c'è buttate via l'uovo, non nascerà nulla, marcirà, scoppierà e ucciderà per infezione tutti i piccoli in crescita.
Sperate al 10 e prima della schiusa, se le uova non son buone non abbiate pietà, anche se alla prima speratura c'era il suo bravo germe, non vuol dire che arrivi fino alla schiusa, comunque ve ne accorgerete di sicuro. Qua una tabella utile
Rabboccate l'acqua ogni volta che serve con acqua tiepida per non fare calare la temperatura. Una volta usciti i piccoli devono stare al caldo, ci sono lampade apposta ma in questo caso va bene anche il fai da te, io li tengo in una cesta coperti con un vecchio golf con due borse d'acqua calda, tanto i primi giorni mangiano un paio di volte al giorno. Poi, via via che crescono vi faranno capire loro quando il calore non servirà più, cercando di darsi alla fuga in tutti i modi possibili. Postate domande e dubbi, sarete accontentati nei limiti delle mie conoscenze.
Vi ci vorrà un'incubatrice, le vendono. La mia prima è stata una Mini Brinsea da 9 uova, acquistata in internet, piuttosto buona, anche se piccola. Leggo in giro che c'è chi fa con altri mezzi ma secondo me son tutte bubbole, coperte elettriche e fornetti non vi daranno altro che uova marce. Accendete la vostra incubatrice e lasciatela riscaldare fino alla giusta temperatura. In genere le macchine sono tarate sui 37,5 e non serve aggiustare niente. Riempite la vaschetta dell'acqua e dopo un paio d'ore infilateci le vostre uova. Dovrete girarle almeno un paio di volte al giorno, c'è chi lo fa più spesso ma per me due volte basta e avanza, perciò vi diranno di segnarle in mododa riconoscere il lato giusto. Girarle serve a non fare aderire l'embrione al guscio dove si seccherebbe e morirebbe, non serve strapazzarle a morte basta muoverle un po' per dondolare il ragnetto all'iterno per scongiurare questa evenienza. Dalla terza settimana, meglio smuoverle tre volte al giorno, l'uovo è più pieno e il piccolo non galleggia più molto. A tre giorni dalla schiusa si smette di girare, si riempi la vaschetta fino all'orlo e ci si dimentica dell'incubatrice fino al giorno dopo la schiusa. Questo per evitare l'ansia della sala d'attesa che vi farebbe fare sicuramente qualcuna di queste fesserie: aprire e chiudere per sbirciare, provare a sgusciare dove c'è il buchino, tirare fuori i pulcini pensando che da sè non ce la faranno, tirare fuori via via i nati per non disturbare gli altri. Fatevene una ragione da subito: non tutti nasceranno, non potrete farci niente. La cosa migliore è lasciare stare, tirar fuori i pulcini a 24 ore dalla fine della schiusa (tanto prima non mangiano e non bevono) e buttare senza controllare tutto quello che è rimasto. Se un piccolo stenta a nascere, aiutandolo lo vedreste solo morire dopo qualche giorno. A quattro giorni d'incubazione si comincia con la speratura. Ci vuole una torcia (piccola) e il buio nella stanza. Guardate una per una le vostre uova (tenendo chiusa l'incubatrice, prendetene una in mano e lasciate le altre al caldo) Al quarto giorno nell'uovo (di gallina, per tacchini e anatre all'ottavo) si vede una specie di ragnatela con al centro il ragnetto. Se non c'è buttate via l'uovo, non nascerà nulla, marcirà, scoppierà e ucciderà per infezione tutti i piccoli in crescita.
Sperate al 10 e prima della schiusa, se le uova non son buone non abbiate pietà, anche se alla prima speratura c'era il suo bravo germe, non vuol dire che arrivi fino alla schiusa, comunque ve ne accorgerete di sicuro. Qua una tabella utile
Rabboccate l'acqua ogni volta che serve con acqua tiepida per non fare calare la temperatura. Una volta usciti i piccoli devono stare al caldo, ci sono lampade apposta ma in questo caso va bene anche il fai da te, io li tengo in una cesta coperti con un vecchio golf con due borse d'acqua calda, tanto i primi giorni mangiano un paio di volte al giorno. Poi, via via che crescono vi faranno capire loro quando il calore non servirà più, cercando di darsi alla fuga in tutti i modi possibili. Postate domande e dubbi, sarete accontentati nei limiti delle mie conoscenze.



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